Berta Rojas - Cielo abierto  

BERTA ROJAS - Cielo abierto

Recensione di Adriana Tessier - Luglio 2007


Under the open sky we are all united, who love the infinite possibilities of music. Berta Rojas.
Aprendo la bella confezione del CD – corredato di un accuratissimo booklet con note esaustive su brani e autori – lo sguardo si posa immediatamente su questa semplice frase che”illumina” sul contenuto dell’album, “Cielo abierto”, e al tempo stesso sulla personalità della brava interprete  paraguayana  Berta Rojas, chitarrista eclettica che si muove con facilità fra i più diversi generi e stili.
È  un viaggio questo suo album. O, meglio, un volo in un cielo aperto, così come suggerisce il titolo, dove si respirano l’assenza di confini e la lievità di note libere di essere belle, semplicemente. Un disco dalle tinte calde che è danza, passione, vigore… e, ancora, ricordo, dolcezza, malinconia. Un album che rivela orizzonti di terre calde, tradizioni tenaci e amate, incantevoli vedute su panorami lontani eppure così profondamente riconoscibili.
 
La sensibilità di Berta Rojas  si esprime con carattere e decisione attraverso colori e fraseggi che assecondano ed evidenziano la natura dei brani con  limpidità, chiarezza e coinvolgimento.

Nel CD sono presenti brani originali e brani arrangiati dalla stessa Rojas (Navidad di J. “Lobito” Martínez, La Jornada di J.M.Acevedo, Balada del indio di I. Ledesma, Renacer di O. Cardozo Ocampo), dal chitarrista brasiliano  Sergio Assad (Palhaço di E. Gismonti,  Invierno porteño di A. Piazzolla) e dal chitarrista argentino Víctor Villadangos (Cielo abierto di Q. Sinesi).

L’attenzione è dunque rivolta ad alcuni degli odierni autori sudamericani (unica eccezione il coreano Byeong Woo Lee) più liberi, ispirati e originali che , come la stessa Berta Rojas afferma, si specchiano nelle grandi figure di Augustín Barrios e Astor Piazzolla. Non è un caso che questi ultimi autori aprano e chiudano il CD, quasi a suggellare una cultura fatta di ispirazione e di ricerca ma carica anche di senso di appartenenza e di profonda conoscenza delle proprie radici. Brano fra i più noti del paraguayano Augustín Barrios (1885-1944), El ultimo canto deve questo titolo al fatto di essere l’ultimo da lui composto. Pare venne ispirato da un’anziana donna che un giorno bussò alla sua porta chiedendogli “una limosna por el amor de Dios” (un’elemosina, per amore di Dio).  Non avendo denaro, Barrios scrisse questa musica pensando fosse tutto ciò che poteva offrire. Il brano è molto più noto come “Una limosna por el amor de Dios”. 

Chacarera ututa, del compositore argentino Juan Falù (1948), è un brano scritto in un ritmo di danza detto appunto chacarera , proveniente dal nord est dell’Argentina e danzato da una coppia che imita il corteggiamento amoroso. Falù si distingue per un carisma naturale, uno stile unico e fuori dalle righe, basato su un’estesa conoscenza del folclore argentino. Pur rispettando  lo stile coreografico della chacarera, Falù  esalta l’espressività del brano con l’inserimento di armonie e sonorità moderne.

Di Byeong Woo Lee (1965), chitarrista e compositore coreano, noto soprattutto per le sue musiche da film,  il CD propone due brani in un certo senso complementari nell’esplorazione delle diverse qualità della chitarra: lirismo e sentimento in Mother, grinta e passione in Run 1.Byeong Woo  Lee spazia in un range decisamente ampio e ha scritto diversi brani intitolati Run che  “descrivono” le sue corse su e giù per le scale  durante gli allenamenti come giocatore di badminton (il nostro voláno, gioco simile al tennis). In tale descrizione sonora del gioco, il contatto della palla con la racchetta è rappresentato dalla tecnica del legato ascendente che produce una sorta di effetto percussivo sulla tastiera. 

Palhaço, di Egberto Gismonti(1947), è un brano contemplativo con una melodia ispirata e un leggero tocco ritmico, che riflette le intense concezioni di colore e di sonorità di questo interessantissimo compositore e multistrumentista brasiliano. Gismonti incise questo brano con il contrabbassista Charlie Haden e con il sassofonista Jan Garbarek. La versione per chitarra presente nel CD è un arrangiamento di Sergio Assad, chitarrista compositore, anch’egli brasiliano. 

In Navidad, brano qui proposto nell’arrangiamento di Berta Rojas, si fondono l’incantevole atmosfera natalizia del Paraguay, la gioia e il suono delle risate dei bambini con ricordi nostalgici e dolci. L’autore, il pianista compositore Jorge “Lobito” Martínez (1952-2003),  ha lasciato un segno nella musica paraguayana con il suo stile di fusion tra musica tradizionale e jazz moderno.

La jornada è una tipica polka paraguayana strutturata in ritmo ternario e caratterizzata da una melodia sincopata. Il brano, presentato nell’arrangiamento di Berta Rojas, descrive una giornata di lavoro in una fattoria di animali dall’alba al crepuscolo. L’autore, Juan Manuel Acevedo (1964), è un pianista compositore paraguayano che si è dedicato anche al rock e alla musica elettronica.   

Si no me toca el corazon è un brano commissionato da Berta Rojas ad Alberto Rojo (1960), compositore argentino, e a lei dedicato.  Dopo averlo commissionato Berta Rojas pensò a cosa sarebbe successo se, una volta nata, questa musica non avesse toccato il suo cuore. Espresso questo dubbio, ebbe da Rojo una risposta immediata: “Se il tuo cuore non ne sarà toccato, allora non suonarla”. Pochi mesi dopo Berta ricevette questo bellissimo bolero, il suo ritmo latino-americano preferito. 

Parita, sempre di Alberto Rojo, è invece un brano dedicato alla sorella dell’autore, Patricia, che  la madre usava chiamare, appunto, Parita. E’ una canzone folk, con linee melodiche semplici, come quelle che lui e la sorella cantavano da bambini. Balada del indio, dell’arpista compositore paraguayano Ismael Ledesma (1962), è un brano in ritmo binario, del genere rumba-latina,la cui melodia riflette passaggi estratti dai riti e dalle danze degli indiani Chamacocos e Ayoreos e in cui influenze indigene sono mescolate con ritmi latini e spagnoli. L’arrangiamento è di Berta Rojas. 

Oscar Cardozo Ocampo (1942-2001) è stato un pianista compositore che ha lavorato come arrangiatore con i più famosi musicisti argentini. Il brano Renacer è stato utilizzato nella colonna sonora del film “Hamaca Paraguaya”(2006), diretto da Paz  Encina, ed è scritto in un lento ritmo ternario del Paraguay, il  guarania. L’introduzione è seguita da una prima sezione in modo minore, che rappresenta la morte, e da una seconda sezione in modo maggiore, che rappresenta la rinascita. Cardozo Ocampo scrisse questo brano poco prima di morire in un incidente d’auto. L’arrangiamento è di Berta Rojas. 

Quique Sinesi (1960), è considerato in Argentina uno dei chitarristi compositori di maggior rilievo. Il  suo stile mescola elementi jazz, classici, worldmusic e di  improvvisazione che Sinesi realizza su chitarra a 7 corde di nylon, piccolo, chitarra acustica e charango.La sua musica , che si basa su stilemi del tango e del folclore, incorpora ritmi tipici come il candombe, un ritmo uruguayano che utilizza il piano, il repique e il bombo, tutti strumenti percussivi dell’Uruguay. Il brano Cielo abierto, presente nel Cd nell’arrangiamento del chitarrista argentino Víctor Villadangos,  è scritto appunto secondo tale ritmo. 

Invierno porteño, del compositore bandoneonista argentino Astor Piazzolla (1921-1992), evoca l’inverno di Buenos Aires e descrive gli atteggiamenti dei porteños, gli argentini che vivono nella capitale. Piazzolla è stato un prolifico compositore del “nuovo tango”, che molto differisce  dal tango tradizionale argentino e uruguayano. Per la sua inclinazione modernista verso connessioni tra  linguaggio formale del tango e composizioni classiche con armonie tradizionali, Piazzolla incontrò inizialmente grandi resistenze. Rispetto al tango, si espresse così: “l’unico modo per cambiare il tango è studiare musica seriamente. Prima devi ascoltare Bach e poi potrai suonare tutti i tangos che vuoi”. Il brano è proposto nell’arrangiamento di Sergio Assad. Un bel CD,  in un cielo aperto la musica è più vicina al cuore.