Leo Brouwer - Homo ludens

LEO BROUWER

Homo ludens - CD

Doppio CD - anno 2004

Vincitore di due premi

Cubadisco 2005
Prodotto da Colibrì

Collezione Roldán CD024
Registrazione:Giraldo García

CD 1

Boceto No.2 (1961) *

Chucho Valdés, pianoforte

La vida misma (1999) *
Homo Faber
Homo Sapiens
Homo ludens

Leonardo Perez, violino
Lester Monier, violoncello
Marcos Madrigal, pianoforte
Francois Zayas, percussioni

Nuevos estudios sencillos (2001) *
Omaggio a Debussy
Omaggio a Mangoré
Omaggio a Caturla
Omaggio a Prokofieff
Omaggio a Tárrega
Omaggio a Sor
Omaggio a Piazzolla
Omaggio a Villa-Lobos
Omaggio a Szymanowski
Omaggio a Stravinski

Victor Pellegrini, chitarra

Cuarteto de cuerdas No.3 (1997) *
Por el cuerpo del viento
La danza imposible
La voz ritual para el comienzo del año Cambió el ritmo de la noche

Quartetto d'Archi "Amadeo Roldán": Leonardo Perez, I violino
Julio Cèsar Garcia, II violino
Román Serrano, viola
Lester Monier, violoncello

CD 2

La región más transparente (1982)
Lento (Grave)
Movido

Niurka González, flauto
María del Henar Navarro, pianoforte

Los pasos perdidos (1999) *
Largo viaje hacia la noche
El camino de las sorpresas

Hansell Hernández, contrabbasso
Francois Zayas, percussioni

Viaje a la semilla (2000) *

Victor Pellegrini, chitarra

Los negros brujos se divierten (1985) *

Leonardo Perez, violino
Lester Monier, violoncello
Hansell Hernández, contrabbasso Floraimed Fernández, flauto piccolo
Niurka González, flauto traverso
Walter Lopez, clarinetto
Abraham Castillo, fagotto
Pura Ortiz, pianoforte
Alí Jorge Arango, chitarra
Francois Zayas, percussioni
Leo Brouwer, direzione

Estudio sencillo No.5 (1959) *

Leo Brouwer, chitarra
Silvio Rodríguez, voce


* prima registrazione mondiale

 

 

LEO BROUWER HOMO LUDENS (CD) - Recensione di Adriana Tessier - marzo 2005


Nato da un'idea della musicologa Isabelle Hernández, il doppio album "Leo Brouwer: Homo ludens" contiene prime registrazioni mondiali di opere inedite di musica da camera, con e senza chitarra, e sintetizza oltre 40 anni di pensiero e di lavoro compositivo di Leo Brouwer.

Il titolo stesso riassume alcuni aspetti fondamentali del percorso di Leo Brouwer e ripropone la scelta di valorizzare il ruolo ludico dell'artista che non nega il proprio lato disincantato, curioso, fantasioso e creativo.

Ancor più della partitura, considerata piuttosto come il modo di preservare la musica, la registrazione sonora rappresenta per Brouwer l'unica testimonianza della storia del suono e il modo contemporaneo di rifletterla.

Anche in quest'ottica va vista tale produzione che in più ha il pregio di abbracciare significati e momenti differenti, di ricondurre a unicità la molteplicità del reale e del fantastico, del vicino e del lontano, del passato e del presente, condensati in Brouwer tanto in una singola frase quanto in pagine di più ampio sviluppo e respiro.

Al prodotto discografico, realizzato a L'Avana in poco meno di tre mesi, hanno partecipato diversi artisti cubani e molti giovani strumentisti, alcuni dei quali facenti parte dell'Orchestra Sinfonica Nazionale Cubana.
La particolare scelta degli interpreti – tra gli altri, gli amici "storici" Chucho Valdés e Silvio Rodríguez, il chitarrista argentino Víctor Pellegrini, la flautista Niurka González Núñez, la pianista María del Henar Navarro e il Cuarteto Amadeo Roldán - ha permesso una originale integrazione non solo di radici culturali, ideologie e percorsi in qualche caso comuni ma anche di diversi background, linguaggi e forme, legati, oltre che alla musica, alla letteratura e alla pittura, da sempre, per Leo Brouwer, arti catalizzanti e fonti ispiratrici.

Il soggetto della cover è tratto da un particolare dell'opera in ceramica El ángel de la guitarra, dedicata a Leo Brouwer e realizzata nel 1997 da Nelson Domínguez, un artista tra i più noti a Cuba, che spaziando tra raffigurazione poetica e neo-espressionismo, utilizza tecniche diverse. Lo stesso Domínguez, insieme ad Alberto Lescay, è autore anche di un rilievo in bronzo, "La fuente de Leo", una vera e propria fontana che si trova nell'Habana Vieja.

Al pianista jazz Chucho Valdés e al cantautore Silvio Rodríguez spettano l'apertura e la chiusura della raccolta con due versioni nuove dei brani meno recenti incisi nell'album. Si tratta di due personalità da anni vicinissime a Leo Brouwer nella vita e nei percorsi artistici, significativi rappresentanti del panorama cubano di ieri e di oggi che hanno aperto il cammino alle attuali generazioni di musicisti di Cuba, sempre con produzioni di altissima qualità.

Nel primo CD, Chucho Valdés offre una bellissima interpretazione del secondo dei dueBocetos per pianoforte che Brouwer compose nel 1961 ispirandosi alla pittura cubana e in particolare alle opere di Raúl Milián René Portocarrero. Elementi criolli si disegnano melodicamente su opposti piani sonori richiamando equilibri, colori e forme pittoriche che l'inconfondibile stile improvvisativo di Chucho Valdés esalta e caratterizza con vigore e lieve trasparenza.

È Silvio Rodríguez a concludere il secondo Cd con una versione cantata dell'Estudio n. 5, tratto dalla prima serie degli Estudios Sencillos ed eseguito alla chitarra dallo stesso Leo Brouwer.
La lirica semplice e suggestiva di Rodríguez caratterizza con espressività e carattere questa versione del 2004:

Un ángel fue a buscar su canción
y le preguntó a los ojos
en que se bañó la tarde
y un arco iris soñado le dijo
tenme y yo seré tu canción.

El ángel voló siete tonos de luz
y una estela cantarina
fue trazando en el viento

Al Boceto, segue La vida misma (1999) un quartetto per violino, violoncello, piano e percussioni, strutturato in tre movimenti che esprimono e caratterizzano in termini sonori tre diverse condizioni concettuali della vita stessa: quella dell'homo faber (azione costruttiva, resa attraverso l'ostinato armonico e accenti percussivi ottenuti dalla sovrapposizione delle sonorità degli strumenti), quella dell'homo sapiens (ragionamento e riflessione, resi con l'assenza della percussione, con un'armonia sobria e una linea melodica ad intervalli ampi) e quella dell'homo ludens (gioco e divertimento, che si riflettono nella ripresa di alcuni elementi del primo tempo ma stavolta in una spirale dialettica che esprime il recupero dell'innocenza e della spontaneità che la visione intellettuale del mondo tende invece a moderare o addirittura a dimenticare).

Al chitarrista argentino Victor Pellegrini è affidata l'interpretazione dei Nuevos Estudios Sencillos, composti nel 2001.
Si tratta di dieci brevi studi che, pur nella loro essenzialità, racchiudono, in modo rigorosamente isolato, gli aspetti più importanti della tecnica chitarristica, presentando una grande ricchezza di spunti, di colori e di nuances espressive.
Ognuno dei 10 studi è un omaggio a un compositore del quale Leo Brouwer riprende con grande maestria i tratti essenziali dello stile. Gli omaggi sono, nell'ordine, a: Debussy, Mangore, Caturla, Prokof'ev, Tarrega, Sor, Piazzolla, Villa-Lobos, Szymanowski, Stravinsky.

Il CD n. 1 si conclude con il Cuarteto de cuerdas n.3 (1997) che è quello, dei tre composti da Brouwer, in cui si evidenziano una maggior espansione e l'intento di integrazione tra nuovi sviluppi del linguaggio strumentale e tradizione popolare.
Dedicato al Cuarteto de Cuerdas de La Habana, si articola in quattro movimenti. Il primo, il terzo e il quarto di questi riprendono i primi tre tempi delle Canciones remotas del 1984, mentre il secondo (La Danza imposible) presenta interessanti combinazioni poliritmiche, cambi metrici e una continua alternanza di ritmo (o suono) e silenzio in cui la ritmica si esprime con un senso marcatamente percussivo.

Mistero, ingenuità e l'incanto di una cultura antica caratterizzano La Région más transparente(1982), l'opera per flauto e piano che apre il secondo CD.
Dedicata al flautista cubano Rafael Prats e composta di due movimenti, La Région más transparente esprime l'esigenza di comunicare attraverso forme più dirette eliminando i limiti dicotomici delle classificazioni musicali.
L'elemento primitivo viene incorporato, arricchito di valori e identità culturali e vestito di contemporaneità.
Per l'interpretazione vengono fornite, in forma scritta, precise immagini che riportano a radici primitive e alla cultura azteca.

Una dimensione quasi filosofica accomuna Viaje a la semilla (2000), una delle più recenti composizioni di Brouwer per chitarra, e Los pasos perdidos (1999), entrambe ispirate da opere narrative di Alejo Carpentier basate su una sorta di viaggio verso la genesi esistenziale dell'essere umano.
Opere che sia in Brouwer che in Carpentier seducono per i giochi espressivi e per la presenza di forti elementi comunicativi che, pur senza abbandonare la complessità descrittiva e il fattore culturale, ne alimentano le pagine.
Los pasos perdidos di Leo Brouwer rappresenta la trasformazione del ruolo dell'uomo anche attraverso una trasformazione del "ruolo storico" degli strumenti musicali, che qui si esprimono secondo modalità estranee ai consueti cliché: il pianoforte non è pianistico, il violino non "canta" ecc...

Riconoscibili gli stilemi di Leo Brouwer, infine, anche in Los negros brujos se divierten(1985), una partitura da camera in cui confluiscono intelletto e sensorialità, riferimenti barocchi e poliritmia yoruba.
Un incontro tra il pensiero musicale occidentale e l'universo mitico-rituale africano, germoglio vitale della cultura cubana. Una vera esplosione di gioia, come lo stesso Leo Brouwer afferma.

Un album assolutamente imperdibile per originalità, valore documentale e qualità.