VICTOR VILLADANGOS
Ritmo, passione e raffinatezza della musica argentina
di Adriana Tessier - agosto 2005

Come e quando ti sei avvicinato per la prima volta alla chitarra? María Herminia Antola de Gómez Crespo è stata la tua prima insegnante?
Ho cominciato a studiare a 5 anni, in modo informale, con un professore. Maria Herminia è stata la mia seconda insegnante in Conservatorio per 8 anni, ed è stata senza dubbio la più importante nella mia formazione.
 
Quando eri uno studente, che clima si respirava nel Conservatorio "Juan José Castro" di Buenos Aires? Era un ambiente stimolante? Quali erano i chitarristi che rappresentavano un mito per gli studenti di allora?
 
Ai tempi di quando ero studente c'era un grande entusiasmo e molto desiderio di apprendere e progredire. In quel periodo gli allievi più avanzati erano Roberto Aussel e Miguel Angel Girollet, che stavano già ottenendo importanti premi internazionali. I miei compagni di studio erano Màximo Pujol, Sergio Moldavsky, Dolores Costoyas e molti altri che oggi sono eccellenti professionisti.
Oggi i giovani utilizzano molto internet per ottenere informazioni e scambiare partiture e conoscenze in genere. Anche i seminari e i corsi estivi sono molto frequentati ma i concerti seguono a ruota, essendo una fonte di apprendimento per tutti gli studenti di chitarra.
 
Dedichi molto tempo all'attività didattica. Trovi delle differenze sostanziali tra gli studenti che provengono da piccoli centri e quelli che provengono dalle grandi città?
Sì, le differenze ci sono perché gli studenti che vivono in città piccole non hanno la possibilità di assistere a molti concerti. In Buenos Aires ci sono concerti di chitarra tutti i giorni ma nelle città più piccole la frequenza è minore. In alcune città è difficile anche ottenere partiture, registrazioni e persino corde!!!Nonostante ciò, eccellenti chitarristi argentini hanno svolto la loro carriera senza trasferirsi a Buenos Aires. Posso citare i casi di Eduardo Isaac (Paraná-Entre Ríos) e Pablo Marquez (Salta).
 
La tendenza attuale è quella di curare di più l'aspetto tecnico o quello espressivo?
È un fenomeno che si ripete da molto tempo. I chitarristi pongono molta enfasi nella tecnica e nel virtuosismo.
 
E per quello che riguarda te?
Personalmente metto molta attenzione all'espressione e al rispetto dello stile delle opere che interpreto.
 
Qual è la frase che ripeti più spesso ai tuoi allievi?
"Cerca di suonarlo più forte".
 
La chitarra è tra gli strumenti più diffusi in Argentina?
Senza dubbio, nel mio Paese la chitarra è lo strumento nazionale.
 
Viene considerata uno strumento "popolare"?
Sì, è il più popolare degli strumenti.
 
Per quale tipo di repertorio viene scelta generalmente?
La chitarra è parte essenziale nella musica folklòristica del mio Paese. Alcuni generi, come la zamba, il gato, o la chacarera, sono totalmente vincolati alla chitarra attraverso il "rasgueo", che è la forma tipica di accompagnamento. La chitarra è molto importante anche nell'interpretazione del tango, sebbene il suo inserimento nelle orchestre non sia imprescindibile.
 
I tangos... li suoni e li balli?
Di solito no, purtroppo non li ballo. Ma a volte capita. Nel mio Paese abbiamo un detto: "el que toca, nunca baila" ("chi suona non balla mai").
 
Pensando all'Argentina si pensa immediatamente al tango. Cos'altro è, musicalmente e artisticamente parlando, l'Argentina? Qual è attualmente il tipo di ricerca musicale nel tuo Paese?
In Argentina la maggior parte della gente non consuma né ascolta musica classica. In generale il grande pubblico preferisce il rock (i giovani) o la musica ballabile.
Però esistono manifestazioni artistiche con numerose orchestre sinfoniche e balletti, stagioni d'opera e concerti, che sono seguiti da un numero meno numeroso ma ugualmente entusiasta.Da parte dei chitarristi c'è la tendenza di avvicinarsi alle musiche che hanno a che vedere con i nostri ritmi popolari. È per questo che quasi tutti i chitarristi suonano tanto le opere di Pujol, Piazzolla e Falù. C'è molta varietà e non si può scegliere un solo compositore tra tutti, però a differenza di quanto accade con i programmi di altri strumentisti – i pianisti, per esempio – le opere per chitarra dei compositori argentini si interpretano abitualmente.
 
E tu, quanto spazio dedichi agli autori classici europei?
Durante gli anni della mia formazione ho studiato abbastanza gli autori classici europei e attualmente nelle mie classi è permanente il contatto con questo repertorio, però questo lavoro non si vede riflesso nelle mie registrazioni. Purtroppo ho dedicato un solo CD a Weiss e un altro a Joaquin Rodrigo. Devo a me stesso qualche lavoro su Giuliani e Sor.
 
In effetti hai inciso numerosi CD's, e anche se tra questi sono presenti autori come Weiss, Rodrigo, Dyens, York, Krieger, Heinze, la maggior parte sono dedicati a musiche e autori argentini... Perché questa scelta?
Al momento di scegliere il repertorio ci sono vari parametri da seguire. In primo luogo deve piacermi quello che interpreto.
 

Victor Villadangos

 

Victor Villadangos

Nelle molteplici vesti di concertista, didatta e recentemente anche di compositore, Victor Villadangos può essere definito un interprete completo, sensibile e raffinato, che ha scelto di orientarsi prevalentemente verso un repertorio che trae origini dalle musiche e dai ritmi dell'Argentina, affascinante Terra di creoli, galiziani e gauchi, culla di tangos, milongas y... otras yerbas ("altre cose"), a cui ha voluto dedicare il primo ed alcuni dei suoi successivi CD's.
Carlos Guastavino, Juan Falú, Máximo Pujol, Astor Piazzolla, Carlos Gardel, Héctor Ayala, Narciso Saúl...
Solo alcuni tra gli autori Argentini più apprezzati nel mondo le cui opere Victor Villadangos diffonde ed interpreta con musicalità intensa ed amabile ricercatezza di timbri e fraseggi, esaltandone la vena passionale ma senza sconfinare nell'eccessivo quanto facile "languore".

Victor Villadangos

Premiato nel 1999 dalla fondazione KONEX con il "Diploma al Mérito" per il lavoro artistico svolto durante l'ultimo decennio, Villadangos incide attualmente per la NAXOS ed affianca all'intensissima attività concertistica, sia come solista che come componente di gruppi da camera e orchestrali, quella di professore di chitarra nei Conservatori "Juan José Castro" e "Manuel de Falla" di Buenos Aires.

Posso suonare opere "per incarico" però non provo lo stesso piacere di quando le scelgo io stesso. Poi cerco di scegliere un repertorio che non sia stato troppo sfruttato, che non sia stato interpretato fino alla nausea da altri chitarristi. Per questo non ho registrato niente di Tarrega, Sor, Giuliani...Rispetto agli autori argentini, questi sono generalmente miei amici o almeno conoscenti e cerco di impegnarmi nella diffusione dell'opera dei compositori della mia epoca.Sta per uscire il mio ultimo lavoro per la Naxos (il terzo CD con questa casa) nel quale ho incluso opere di compositori argentini quasi sconosciuti al di fuori del mio Paese che però hanno composto opere molto belle che meritano di essere conosciute.Ho registrato opere di Sergio Natali, Marcelo Coronel, Carlos Moscardini, Pepe Ferrer, Julio Santillàn, Quique Sinesi ed altri più conosciuti come Màximo Pujol e Carlos Guastavino.
 
Il tuo prossimo progetto discografico ti vede anche in veste di compositore, con i brani Hora Libre e Tucututá. Puoi dirci qualcosa di più su questi?
Hora libre è un piccolo pezzo che ho composto nel conservatorio in cui insegno, durante un'ora libera per l'assenza di un alunno. In questi momenti uno può riposare, andare a prendere un caffè, ripassare qualcosa per il prossimo concerto o... ... comporre una nuova opera!!!Tucututà è l'onomatopea del suono con cui comincia il pezzo. È il suono percosso su diversi punti della cassa a cui poi si aggiunge una melodia eseguita con la sola mano sinistra.
 
La Naxos è una casa discografica che punta ad ottenere il massimo della qualità con il minimo dei costi. I risultati ottenuti mi sembrano buoni. Che ne pensi? Perché è così difficile seguire il suo esempio?
Il settore discografico è molto strano e non riesco a comprenderlo nella sua totalità. Ne vedo solo degli aspetti parziali. Nel mio caso lavoro con la Naxos per una questione di distribuzione. Credo sia la compagnia che realizza la distribuzione maggiore e mantenendo i prezzi molto bassi è accessibile a tutti.Possono ottenere un costo minore perché lavorano con artisti che non sono famosi (né coprono grandi cachets per le loro registrazioni) e dopo la produzione del disco non pagano percentuali agli artisti. Per questo possono abbassare i prezzi, però non è facile imitare questa forma di produzione – anche e già molte altre compagnie avranno provato a farlo.
 
Tangos, milongas y otras yerbas... È il titolo del tuo primo CD, registrato nel 1995. A cosa ti riferisci usando il temine yerbas?
L'infuso autoctono dell'Argentina, dell'Uruguay e del Sud del Brasile è il Mate. Il mate si prepara con una pianta chiamata Yerba Mate. La parola "yerba" è una deformazione della parola "hierba".L'espressione "Otras Yerba" si usa al posto di "altre cose". Con il titolo del mio primo CD, "Tangos, Milongas y otras yerbas", volevo dire che andavo ad interpretare altri ritmi oltre quello del tango e della milonga.
 
Lo stesso CD contiene anche "Elegía por la muerte de un tanguero" di Máximo Pujol, un brano che ti è stato dedicato. In Argentina si compone ancora molta musica di questo genere.
Ogni giorno nascono nuovi compositori che scrivono opere per la chitarra ispirandosi ai nostri ritmi (Tango, Milonga e Candombe).
 
Nei tuoi Cd's suoni con chitarre diverse. Nei programmi dei tuoi recital fai altrettanto? Ne hai una preferita?
Non ho una chitarra preferita, semplicemente uso quella che meglio si adatta a ciascun repertorio. Attualmente sto suonando con una chitarra del liutaio argentino Mateo Crespi.
 
Quali tendenze esistono in questo momento per ciò che riguarda la chitarra di liuteria? Cosa si cerca: volume, duttilità, maneggevolezza, colore...
Noi chitarristi poniamo molta attenzione nello scegliere lo strumento e valutiamo vari aspetti.La comodità, il timbro e il volume sono valori primordiali (almeno per me) però importa anche la questione estetica. Il problema fondamentale della chitarra è la mancanza di volume, per questo è importante la portata sonora, ottenere un volume considerevole e poter fare musica da camera con uno o più strumenti senza soffrire per la carenza di suono.
 
Hai suonato spesso insieme ad altri strumentisti. Il loro rapporto con la chitarra di che tipo è stato? Ne hanno percepito il fascino?
Ho una relazione eccellente con gli altri strumentisti con cui lavoro. È risaputo che esiste un cero pregiudizio verso la chitarra per il suo scarso volume, però i musicisti che suonano altri strumenti e fanno musica da camera con chitarra, comprendono questa situazione e cercano di compensare questo dislivello.Ho realizzato registrazioni con un eccellente quartetto d'archi (quello dell'Università Nazionale de La Plata) e ottengono dei pianissimo che permettono di udire tutti i dettagli della chitarra.
 
Qual è il pregiudizio più grande nei confronti della chitarra?
Credo siano due: 1- la scarsa portata sonora; 2- la mancanza di repertorio scritto da compositori importanti del passato come Mozart, Beethoven, Brahms, è vista come una carenza da parte degli altri strumentisti (pianisti-violinisti).
 
In Argentina si cerca l'inserimento in stagioni concertistiche che ospitano anche altri strumenti?
In generale i chitarristi suonano da soli. Presto avremo una nuova edizione del Festival "Guitarras del Mundo", con più di 500 concerti di chitarra in tutto il Paese durante il mese di ottobre. Il 90% dei concerti sono di chitarra sola. Nel mio caso personale sto facendo sempre musica da camera. Questo mi permette di raggiungere il pubblico che non assiste abitualmente ai concerti di chitarra.Torno ora da un giro per la Germania, la Svizzera e Israele e di 12 concerti realizzati solo uno è stato di chitarra sola. I miei prossimi impegni sono in duo con violino (settembre) e con flauto traverso (ottobre).
 
La chitarra è uno strumento innegabilmente affascinante... È un fascino che deriva dal timbro, dal repertorio oppure da cos'altro?
Credo che il timbro della chitarra sia estremamente attrattivo.Pensi che il fatto che la chitarra sia in contatto fisico così stretto con chi la suona contribuisca a renderla uno strumento particolarmente intimo?Non necessariamente. Credo che il termine "intimo" sia relazionato più con la limitata portata sonora che con il contatto fisico. Anche i violoncellisti hanno un grande contatto fisico con lo strumento e non si pensa al violoncello come a uno strumento "intimo".
 
Il "tocco" è qualcosa di innato o si può "costruire"?
Credo che si possa "costruire" un suono proprio. Bisogna lavorare molto con la mano destra nella ricerca di una maggiore ricchezza timbrica e dinamica.Il limite lo dà l'anatomia delle mani (e delle unghie!!!) di ogni interprete.
 
Esistono luoghi e platee più adatte alle sonorità, i colori, le sfumature di questo strumento?
Sì, ci sono sale nelle quali la chitarra si apprezza in tutto il suo splendore. Non necessariamente devono essere sale piccole.In Argentina ho avuto l'opportunità di suonare nell' Auditorium di San Juan, una sala con la capacità di contenere 1.200 spettatori, considerata come acusticamente perfetta. In questo Auditorium, considerandone le dimensioni, ho avuto la sensazione che il suono della mia chitarra giungesse con chiarezza all'ultima fila e ho potuto percepire il "ritorno" con grande nitidezza.
 
Dal 1980 ti dedichi intensamente al concertismo, in Argentina e all'estero, anche insieme a gruppi di Musica da Camera e diverse Orchestre Sinfoniche. Stare così spesso sulle scene comporta rigore, disciplina e forza di carattere, soprattutto nella fase della preparazione. Cosa succede una volta saliti sul palcoscenico?
È difficile sintetizzare tutto quello che provo salendo sul palco. Si tratta di molte sensazioni simultanee. Certamente l'elemento basilare è poter dimostrare al pubblico il frutto del mio lavoro. Così si chiude il cerchio, perché se nessuno ascoltasse quello che faccio il messaggio non avrebbe senso.Però prima del concerto provo anche un po' di sofferenza per il nervosismo e il non sapere se andrà tutto bene.
 
Pensi che potresti fare a meno delle sensazioni che provi e che trasmetti durante un recital?
No, le sensazioni sono parte del fatto artistico e non posso separarle dalla mia persona.
 
Il pubblico ti intimorisce oppure ti carica?
All'inizio del concerto sento un po' di timidezza, però ricevere il primo applauso dopo l'esecuzione del primo pezzo del programma mi dà carica.
 
Quali sono le "manie" del "tipico" chitarrista argentino?
Credo che non differiscano dalle manie dei chitarristi di altri Paesi: suonare molto velocemente. Credo che questo sia un "peccato di gioventù" per il quale tutti passiamo.
 
E tu, hai delle manie?
Credo che la mia mania sia cambiare costantemente repertorio. Sono molto inquieto e mi piace sempre conoscere altre musiche.
 
Oggi è ancora attuale la figura del musicista rigorosamente classico?
No, basta vedere i video di Maxim Venguerov!!!
 
In Argentina, quella dei musicisti è una categoria privilegiata o sottovalutata?
Dipende dai casi particolari, non si può generalizzare. Alcuni musicisti appartengono ad una categoria privilegiata e altri sono sottovalutati. E non sempre dipende dalla capacità individuale.Un musicista mediocre con un buon marketing può stare in una categoria "privilegiata". Questo fenomeno è molto frequente nel campo della musica popolare, soprattutto con i cantanti.
 
Come immagini il futuro della chitarra nel mondo?
Il futuro lo stiamo costruendo giorno per giorno. Compositori, concertisti, professori e alunni di tutto il mondo lavorano per questo futuro.Quello che preoccupa è il pubblico della chitarra che non si espande: è comune assistere ai concerti di chitarra dove tutto il pubblico è composto da studenti, professori e concertisti di chitarra.
 
Qual è la qualità della chitarra che ami di più?
Poter restare uniti tutta una vita.