MARGARITA ESCARPA
Un "tocar" limpido e presente
di Adriana Tessier - ottobre 2004
L'intervista con Margarita Escarpa, realizzata durante il mese di dicembre2004, è stata pubblicata sul n.130 (aprile 2005) de Il Fronimo.

A che età hai cominciato a suonare?
A 8 anni
 
Vuoi raccontarci come è andata?
E’ stato per iniziativa dei miei genitori, che desideravano completare  la mia educazione con qualche disciplina artistica. Mi è piaciuto molto fin dal primo momento e fui contenta di questa decisione.
 
Hai cominciato da subito a studiare "seriamente" oppure, vista la tenera età, hai avuto con la chitarra un primo approccio di carattere prevalentemente ludico?
Lo sentivo come un gioco "serio", come dire, mi risultava molto divertente ma al tempo stesso mi sforzavo di farlo il meglio possibile. I miei insegnanti seppero trovare il giusto equilibrio tra il livello di esigenza necessario per imparare a suonare uno strumento e la libertà che ti permette di trarre piacere dallo stesso.
 
Hai un ricordo legato al tuo primo insegnante o alle prime musiche che hai suonato? C'è stata una musica o un'esperienza musicale che non dimenticherai mai per le emozioni che ti ha dato da bambina?
Ricordo con molto affetto i miei primi professori e i miei primi passi con la chitarra e il solfeggio ma le mie esperienze musicali cominciarono già prima: in casa mia si ascoltava spesso musica classica e io mi abituai a darle valore.
Quando avevo 7, 8 anni canticchiavo i valzer di Chopin e mi piaceva ascoltare Bach, Bramhs, Beethoven... Il mio accostarmi alla chitarra avvenne senza che questa mi fosse "presentata", senza aver ascoltato prima una chitarra classica e totalmente all'oscuro di quello che si poteva fare con questa; però fin dal primo momento mi sentii molto a mio agio con il repertorio che dovevo studiare (lo standard in Spagna per i principianti: Carulli, Aguado, Sor...) e il risultato mi piaceva. 
 
Sei laureata in matematica: cosa ha a che vedere la matematica con la musica? Esiste un legame tra la scelta di studiare chitarra e una laurea in matematica?Ha molto a che vedere visto che, senza andare troppo lontano, la materia prima della musica si può esprimere attraverso i numeri: l'altezza dei suoni, il ritmo, la potenza, il timbro e la sua organizzazione nel contesto di una composizione. Anche la musica è una scienza, non solo arte, e come tale è stata trattata nel corso della storia.Sono sempre esistiti matematici affascinati dalla musica come oggetto da analizzare e studiare e del resto molti musicisti si sono sentiti attratti dalle possibilità che la matematica offre, soprattutto per la composizione e l'analisi.Ho scelto di studiare matematica perché fa usare poco la memoria e molto il ragionamento e questa cosa me l'ha fatta affrontare come se fosse un gioco. Già avevo iniziato gli studi musicali e in questo modo completavo qualcosa di bello - dunque anche divertente - la musica, con qualcosa di divertente - dunque anche bello - la matematica. Mi pareva una combinazione perfetta.
 
Ci sono stati momenti in cui hai valutato l'ipotesi di fare altre cose nella vita?Per un periodo ho dubitato se dedicarmi alla musica o alla matematica. Mi attraggono molto anche le arti plastiche. Credo che se non avessi iniziato gli studi musicali mi sarei orientata verso la pittura.
 
A cosa hai rinunciato, se lo hai fatto, per la chitarra?
Mi piace molto parlare con gli amici, stare con la mia famiglia, ascoltare musica, leggere, dipingere, viaggiare, passeggiare, andare al teatro... ma, quando si ha un lavoro come questo, bisogna sempre sacrificare qualcosa per prepararsi bene. Quando si sta su un palcoscenico non ci si possono permettere errori e questo richiede, almeno nel mio caso, moltissimo tempo di studio. 
 
Durante gli anni della tua formazione, da chi hai ricevuto maggior influenza? Si è trattato di un'influenza diretta o indiretta?Fortunatamente ho avuto molti buoni insegnanti: Valentin Bielsa, Demetrio Ballesteros, Miguel Angel Girollet, Gerardo Arriaga, David Russel. Forse quest'ultimo è quello che mi ha influenzato e dal quale ho ricevuto più insegnamenti. Senza dubbio andare ai concerti di grandi interpreti, non solo di chitarra, mi ha arricchito moltissimo. 
 
Quanto conta studiare in un ambiente stimolante? Passione e talento potrebbero essere sufficienti per crescere come artisti?
Penso che un ambiente stimolante sia importante ma non imprescindibile. La motivazione può supplire eventuali carenze in questo senso. Passione, talento e una buona formazione tecnico-teorica sono una combinazione perfetta.
 
Gli studenti di oggi hanno molte possibilità di entrare in relazione con artisti già affermati. Pensi che queste opportunità possano condurre, oltre agli evidenti vantaggi, a un calo dello spirito di ricerca?
Un autentico spirito di ricerca è instancabile. Oggi abbiamo più facilitazioni per accedere all'informazione e alla formazione e i buoni studenti sanno apprezzarlo.
 

Margarita Escarpa
 
Un "tocar" limpido e presente che coinvolge in un ascolto spontaneo e attento e si fa al tempo stesso veicolo di un'espressività trasparente ma intensa, coerente e sempre in equilibrio tra flessibilità interpretativa e rigore stilistico, ispirazione e razionalità, leggerezza e spessore. Una perfetta fusione di yin e yang, insomma, quella che Margarita Escarpa sembra raggiungere guidando intelligentemente istinto e musicalità attraverso una tecnica brillante, che si percepisce non essere frutto "soltanto" di un abile movimento delle dita.
 
Margarita Escarpa
 
Margarita Escarpa si è formata presso il Real Conservatorio Superior di Madrid, ricevendo gli insegnamenti e l'influenza di importanti maestri e dei migliori attuali interpreti, tra i quali Valentin Bielsa, Demetrio Ballesteros, Miguel Angel Girollet, Gerardo Arriaga, David Russel. Vincitrice di premi nazionali e internazionali, accompagna la sua attività di concertista con quella di didatta.
 
Margarita Escarpa
Conosci la percentuale delle donne chitarriste in Spagna?
No, ma ogni volta vedo che sono di più e migliori. Fino a qualche anno fa si vedevano poche ragazze nei corsi, festival ecc. mentre oggi giorno rappresentano quasi il 50%. Inoltre, alcune delle giovani promesse sono ragazze. In questo momento abbiamo vari bambini prodigio nel mondo e la maggioranza sono femmine.
 
Come studentessa ieri e come artista oggi: com'è la relazione con i chitarristi uomini?
Molto buona. Nel mio caso ho sempre sentito il loro rispetto. Con i pochi con cui non ho avuto buoni rapporti sarebbe stato uguale anche se fossi stata un uomo.
 
Hai mai percepito diffidenza da parte loro? E da parte delle donne?
Mai. Almeno non me ne sono accorta. Prima c'erano molte studentesse che abbandonavano facilmente la chitarra una volta che si sposavano ed avevano figli. Ma erano altri tempi, ora questa mentalità è cambiata.
 
Credi che, rispetto ad un uomo, una donna sia costretta a manifestare di più le proprie qualità e ad essere più convincente per superare eventuali pregiudizi?
Credo esistano lavori più propensi a subire qualche tipo di discriminazione. Nel campo della musica non ho percepito questo, né nei miei confronti, né verso altri interpreti.
 
Che tipo di repertorio preferisci in assoluto e quale non suoneresti mai?
Preferisco suonare la musica anteriore al secolo XIX, però mi piace suonare e ascoltare tutti i tipi di musica. Non ho mai suonato, e credo che mai lo farò, dei pezzi che non mi soddisfano, non sarei onesta con me stessa né con il pubblico.
 
In che misura conta il virtuosismo nella carriera di un artista? E quanto conta nell'ambito di un recital?
In merito alla prima domanda la mia opinione è che i migliori interpreti sono quelli che possiedono un virtuosismo che non è limitato all'abilità tecnica ma che si pone al servizio della musica. Il vero virtuosismo deve essere accompagnato da altre qualità, in modo che l'abilità "fisica" sia un ingrediente in più che permetta di essere più espressivi e musicali e di non avere impedimenti tecnici per poter suonare ugualmente bene sia un pezzo "facile" che un pezzo "difficile".
Fortunatamente oggi giorno esistono molti buoni chitarristi e per distinguersi bisogna possedere un grado di virtuosismo tecnico, intellettuale e artistico molto elevato. Senza dubbio credo che la destrezza manuale venga sopravvalutata a discapito di altre qualità artistiche o intellettuali, forse come risultato del fatto che noi interpreti ricerchiamo la perfezione di un CD, o anche per via dei concorsi e al valore che in questi si concede al suonare forte e veloce.
 
Dall'altro lato esiste anche la tendenza a classificare a priori "poco musicale" o "poco intelligente" gli interpreti con un grado elevato di destrezza manuale, così come si pensa che tutti i belli sono stupidi.
In un recital, la destrezza manuale può non essere un elemento indispensabile, abbiamo un repertorio di qualità molto buona e non molto difficile tecnicamente. In altre parole, la sensibilità e l'intelligenza possono mascherare carenze tecniche. Altro tipo di interpreti sono quelli che senza avere grandi qualità artistiche posseggono delle condizioni tecniche sorprendenti e per tanto anche i loro recital risultano interessanti e meritano il massimo rispetto.
 
Oggi, in Spagna e nel mondo, pensi che esistano delle carenze nel mondo "chitarristico"?
In Spagna, fino a qualche anno fa, la formazione musicale dei chitarristi era peggiore rispetto a quella del resto dei musicisti. Si prestava anche meno attenzione al lavoro puramente tecnico.
Fortunatamente queste differenze stanno sfumando e in questo momento gli studenti hanno più possibilità di ricevere una formazione più ampia e completa, dunque hanno ancora molto da migliorare.
A livello professionale forse la carenza più evidente è che preferiamo fare recital come solisti e facciamo poca musica da camera. Abbiamo anche il limite del volume dello strumento, che poco a poco si sta risolvendo con il lavoro di molti buoni liutai e con i sistemi di amplificazione.
 
Quali sono, rispetto ad altri strumenti, i vantaggi e gli svantaggi di suonare la chitarra?
Credo che qualsiasi strumento sia interessante né più né meno degli altri; però se penso ai vantaggi a livello professionale, probabilmente la chitarra è la più sfavorita: non fa parte dell'orchestra, si programmano pochi concerti per chitarra e orchestra, ci valorizza poco perché il suo suono non è potente e perché le caratteristiche tanto speciali del nostro strumento rendono difficile comporre per esso.
 
Chi suona la chitarra in Spagna?
Considerando tutti gli stili (incluso il flamenco), una percentuale molto elevata, mi azzarderei a dire che in alcune regioni sia intorno al 100%.
 
Mi pare che la figura del concertista stia assumendo caratteristiche sempre più "televisive", forse nella ricerca di una migliore comunicazione con il pubblico... Cosa ne pensi? Trovi giusto questo adattamento per arrivare alla massa o ritieni che il musicista classico debba puntare esclusivamente sulle qualità della propria arte per comunicare?
Credo che in tutte le arti si stiano cercando nuove vie di espressione per approfondire originalità e personalità ed è molto difficile incontrarle mantenendo la qualità e restando comprensibili. Si ha sempre la tentazione di rivolgersi al lato più commerciale per assicurarsi almeno l'approvazione del pubblico. Non so se è meglio restare fedeli a se stessi con il rischio di trovarsi isolati o, al contrario, vendersi al pubblico.
Forse il meglio si trova in un punto intermedio, l'artista dovrebbe seguire il suo cammino accostandosi per quanto possibile ai gusti di chi ascolta.
Non dobbiamo dimenticare che oggi giorno abbiamo un problema educativo: i bambini e i giovani si educano fondamentalmente con la televisione ed è evidente che all'interno di questo mezzo di comunicazione la musica colta e l'arte in generale non occupano lo spazio che meritano. Con una buona educazione musicale non ci si porrebbe questa domanda.
 
In merito a questo ultimo aspetto, cioè l'educazione dei più giovani da un punto di vista musicale e artistico, cosa pensi si possa fare per migliorare in tal senso? Come pensi potrebbero intervenire strutture pubbliche e famiglia?
Almeno in Spagna: con una maggior divulgazione da parte dei media, più musica nelle scuole e miglior formazione musicale e pedagogica dei professori. Nel caso della chitarra, nell'insegnamento dei primi anni, credo si abbiano carenze che si ripercuotono in seguito, come lo scarso uso di strumenti piccoli, adattati alle dimensioni degli alunni.
A livello più generale e pensando ad altri strumenti, credo che si dovrebbe prestare una maggior attenzione al buon uso della respirazione, alla posizione e alla limitazione di sforzi fisici non necessari.
In questo senso, discipline come lo yoga, la tecnica Alexander ed altre simili, sono molto consigliabili e la loro pratica dovrebbero aggiungersi agli insegnamenti musicali, non solo per evitare lesioni fisiche ed ottenere maggior rilassamento ma anche per le ripercussioni positive che queste tecniche apportano quando interpretiamo la musica, permettendo di collegare meglio l'aspetto fisico con quello spirituale.
Nel mio caso, la tecnica Alexander mi ha aiutato molto ad interiorizzare, sentire ed esprimere meglio la musica.
 
Quanto conta la capacità di stare su un palcoscenico?
Influisce soprattutto nel fattore "sicurezza". Quanto meno hai questa capacità più insicuro ti senti nel suonare in pubblico. Credo che non sia una virtù indispensabile perché questa capacità si può migliorare e di fatto dovrebbe essere potenziata fin dai primi momenti dello studio strumentale. In qualche caso a questa si può supplire con un buon lavoro precedente e con l'esperienza.
 
Cosa ti aiuta a sentirti pronta per un recital o un concorso?
Ho la necessità di sentirmi sicura di aver realizzato un lavoro approfondito del repertorio che vado ad interpretare. È anche imprescindibile riposare bene, dormire un po' prima dei concerti.
 
Quando ti consideri totalmente soddisfatta di una tua interpretazione?
Quando le possibili circostanze avverse non mi impediscono di apprezzare la mia esecuzione e quando sento l'approvazione del pubblico.
 
Quale metodo di studio usi?
È complicato ma tento di riassumerlo: il primo problema è scegliere il pezzo, giacché deve incastrarsi bene con il resto del repertorio. In realtà devo pensare all'insieme del programma del concerto (o CD) e non ai pezzi isolati. Una volta scelto, lo analizzo, diteggio e memorizzo, praticamente nello stesso tempo. Dopo lo preparo tecnicamente e musicalmente. Mi risulta imprescindibile registrare in video tutto il programma prima di suonarlo in pubblico.
 
La produzione in una sala di registrazione ti fa sentire più o meno soddisfatta di un recital?
È difficile comparare perché le due cose sono totalmente distinte, si studia in forma diversa un pezzo che si va a registrare e quello che si va a suonare in diretta.
La registrazione è più fredda perché non c'è il pubblico ed è più complicato mantenere la concentrazione, la spontaneità e l'improvvisazione interpretativa che invece si hanno in concerto di fronte al pubblico. Come la maggioranza dei musicisti preferisco più i concerti che le registrazioni.