BERTA ROJAS
"Cantando la chitarra"
 
Intervista con Berta Rojas di Adriana Tessier - giugno 2013

Il tuo nome è strettamente legato a quello di Agustín Barrios Mangoré, compositore chitarrista paraguaiano spesso presente tanto nelle tue attività concertistiche e di diffusione quanto nella tua produzione musicale. Sei un’interprete riconosciuta di questo chitarrista compositore e ambasciatrice della sua musica nel mondo: cosa condividi con lui, oltre alla chitarra e al paese d’origine?
Condivido molte cose con Mangoré, soprattutto la forte affermazione di un’ identità paraguaiana e latinomericana e la passione per la musica. Ma anche la volontà di sviluppare una carriera poco frequente ai suoi tempi, come del resto nei miei, in Paraguay. Questa incrollabile volontà credo ci unisca. Devo aggiungere che l’accesso alle opportunità è cambiato poco in America Latina, è un peccato che dai tempi di Mangoré al presente l’evoluzione in tal senso sia stata tanto scarsa.
 
Oltre ad alcuni CD hai prodotto anche DVD con musica di Barrios... Mi riferisco in particolare al DVD Paesso informazioni storiche e biografiche. Si tratta di una scelta dettata da neraguay según Agustín Barrios,  che contiene otto pezzi interpretati da te in contesti diversi, legati alla storia dei brani o alla vita di Barrios stesso. Mi sembra molto interessante la scelta di contestualizzare la sua musica e offrire al tempo stcessità di carattere filologico o piuttosto di carattere “sentimentale”?
Paraguay según Barrios è nato dal desiderio di mostrare il Paraguay, condividerne con il mondo della chitarra alcuni scenari  geografici così come i volti del suo popolo, di cui poco o niente si sa nel resto del mondo. Questo progetto è nato così. Certamente si sono aggiunti altri elementi, come la leggenda dell’anziana che bussò alla porta di Agustín Barrios chiedendo “una limosna por el amor de Dios”, ma la nostra intenzione primaria era mostrare il Paraguay  attraverso lo sguardo di un innamorato di questa terra, come lo fu Agustín Barrios.
 
Cosa puoi dire riguardo a Tras las Huellas de Mangoré, il progetto con il clarinettista e sassofonista cubano Paquito D'Rivera, poi sfociato nel CD Día y medio (nominato nella XIII edizione del  Grammy Latino come miglior album strumentale del 2012)?
Tutte le esperienze in campo musicale e artistico accumulate nel corso di vari anni non sono inutili quando si può accedere all’opportunità di condividere scenari e persino la registrazione di un intero disco con una persona di tale ricchezza, che si estende non solo alla musica ma a tutta la sua dimensione umana, come Paquito D’Rivera. Il nostro incontro è stato incredibile. Ricordo che lo chiamai per telefono un paio di anni fa, con la naturale timidezza di star chiamando niente meno che Paquito D’Rivera. Non dimenticherò mai la sua risposta. Con la semplicità delle persone veramente grandi mi disse: “Vieni nel New Jersey sabato, ragazza, che mangiamo insieme riso e fagioli e parliamo dei tuoi progetti”. A partire da quella chiamata abbiamo già fatto diversi tour insieme in otto paesi  dell’America Latina, seguendo le tracce di Mangoré. Quello che sembrava un sogno impossibile si è trasformato in una bella realtà...
 
Hai suonato la chitarra appartenuta a Barrios. Che cosa hai provato nel farlo?
Aprire l’astuccio, ammirarla con la bandiera paraguaiana che la copriva e con la firma di Barrios stampata sul top, mi ha provocato una emozione indescrivibile, per non parlare del tenerla tra le mani e poterla suonare. Intanto il conduttore televisivo leggeva una lettera nella quale lo strumento è descritto come uno dei migliori usciti dai laboratori dei fratelli Breyer, al punto di ottenere la medaglia d’oro all’Argentinian Centennial Exposition, nel 1910. Una gioia autentica.
 
A Barrios hai dedicato anche il primo concorso di chitarra classica online, il Barrios WorldWideWeb Competition, creato da te nel 2009, che prosegue con grande successo. Qual è l’obiettivo centrale di questa iniziativa?
L’obiettivo centrale del concorso è l’utilizzo strategico delle possibilità che offre internet rendendo democratico l’accesso a opportunità. Normalmente, se si desidera partecipare a un concorso, bisogna viaggiare verso la sede dove questo si terrà per tentare la fortuna. In altri casi si realizza una pre-selezione e questo aiuta parecchio, giacché si ampliano le possibilità di ottenere un premio,
  
Berta Rojas
 
BERTA ROJAS è una chitarrista paraguayana innamorata della musica, della sua terra e della vita.
 
Berta Rojas
 
E l’amore è tra le prime cose che la sua chitarra trasmette, con la chiarezza e la generosità di chi è sincero e sa esattamente dove andare, abbracciando col sorriso l’immensa ricchezza e varietà del mondo, cercandone le radici, le espressioni, la bellezza, la vita.Con coerenza, passione, grande bravura. Con arte.
 
Berta Rojas
Il vantaggio di questo concorso è che i finalisti sono invitati – con tutti i costi coperti dall’organizzazione – a visitare il Paraguay e a concorrere per i premi nella terra che vide nascere Barrios. Cerchiamo di fare in modo che la bellezza della musica di Mangoré si possa ascoltare da diversi angoli del mondo. I concorrenti danno il meglio di se nelle loro interpretazioni. Questo concorso è una delle imprese di cui mi sento più orgogliosa come promotrice della musica di Barrios. 
 
Nell’ambito del cinema e della televisione accade che alcuni attori vengano lanciati in un ruolo caratteristico con cui il pubblico tende poi a identificarli. Nonostante le tue attività musicali siano molto varie pensi di correre lo stesso rischio con il tuo intenso impegno di diffusione della musica di Barrios?
Sebbene la diffusione della musica di Barrios sia un’asse fondamentale nella mia carriera, non limita il mio avventurarmi in altre aree che mi soddisfano pienamente.  Proprio ora, per esempio,  sto suonando la bella musica di Ponce per inserirla nei miei prossimi recital e portando all’esterno la suite Americana di Vincent Lindsey-Clark. Sto anche realizzando un nuovo disco dedicato a compositori la cui musica sto contribuendo a diffondere.
 
Sono molto ammirata dalla tua apertura a differenti forme di comunicazione artistica, dalla realizzazione di CD e DVD alle performances insieme ad altri musicisti. Mi riferisco, solo per esempio, a Carlos Barbosa Lima nel passato e a Paquito D'Rivera attualmente, ma anche alla tua esperienza di alfabetizzazione musicale nelle scuole o a quella con l’Orquesta de Instrumentos Reciclados de Cateura... Cosa ti motiva?
Nel caso dei duo con musicisti del calibro di  Carlos Barbosa Lima o Paquito D’Rivera, mi ha mosso principalmente il livello di professionismo con il quale lavorano, così come la loro statura e traiettoria musicale; cose che mi hanno permesso non solo di apprendere ma anche di fare musica con piacere e soddisfazione, in un condividere che mette da parte l’individualità tanto caratteristica della chitarra classica, per sperimentare modalità nuove e sonorità squisite.
 
Rispetto all’Orquesta de Reciclados de Cateura, ho saputo di loro attraverso un video che ha già superato un milione di visite. Mi sono sentita chiamata dal primo istante ad avvicinarmene. Nello scorso anno si è creata la possibilità di suonare il Villancico di Barrios con questa orchestra e il risultato è stato un video diventato un saluto di fine anno. In quell’occasione si sono create situazioni che mi hanno mantenuta vicina a questi ragazzi, come il caso di Noelia, principiante di chitarra, il cui strumento era fatto di lattine di dulce de batata (patate dolci). A questa bambina e altri studenti di questa zona, dove tutti i giorni arriva spazzatura da riciclare, stiamo insegnando a suonare la chitarra. Questi bambini ricevono davvero spazzatura quotidianamente e la trasformano in musica. È una meravigliosa lezione di umanità.
 
In questi casi è facile per te integrare la tua personalità con quella delle persone con cui suoni? Quali sono i punti in comune?
La musica, come tutte le arti in generale, svolge una funzione vitale nella comunicazione. Forse quello che chiedo suonando con altre persone si può riassumere nel frammento di uno scritto di Frank Paulnack, nel quale si rivolge ai suoi alunni, che mi ha toccato profondamente: “Francamente, signore e signori, spero che non solo apprendiate la musica, ma che salviate il pianeta. Se potranno esistere in questo pianeta un’era di bontà, l’armonia, la pace, la fine delle guerre, la mutua comprensione, la fine delle disuguaglianze, la giustizia, spero che tutto ciò non arrivi dai governi, dall’esercito o dalle grandi imprese. Non mi aspetto che provenga dalle religioni del mondo, che complessivamente sembrano aver portato più guerra che pace. Se c’è un futuro di pace per l’umanità, se esiste una comprensione di come queste cose invisibili debbano essere connesse, spero che arrivi da parte degli artisti, perché è questo è ciò che noi facciamo”.
 
Sei stata docente di chitarra alla George Washington University. Le realtà musicali dell’America del Nord e dell’America del Sud differiscono molto?
Ho rinunciato con dispiacere all’Università per dedicarmi completamente ai viaggi e alle registrazioni. Durante il periodo in cui ho coperto questo ruolo ho trovato affascinante l’apprendistato che l’insegnare rappresenta.  Mi è piaciuto nella stessa misura insegnare non solo in Washington DC, ma anche in diversi luoghi del mondo dove sono stata invitata a dare Master Class. In quanto alla realtà musicale delle Americhe, purtroppo in America del Sud le opportunità sono alla portata di una minoranza e l’educazione musicale continua ad essere un compito in sospeso in molti dei paesi che ho visitato. Però esiste anche un talento meraviglioso! La chitarra è parte della quotidianetà latinoamericana.
 
In che direzione preferisci dirigire le tue attività musicali: verso la chitarra, la musica in generale, la vita?
Tutto è connesso in qualche modo, per cui considero di vitale importanza stare in pace con se stessi, provare questa sensazione che deriva dal sapere che stai dando il meglio di te, come professionista e come persona, nel riunire un pubblico che apra il suo cuore per incontrare il tuo, che in realtà gli offri in ogni performance...
 
Prossimi progetti e mete?
Ho in progetto il lancio di un nuovo disco per quest’anno, continuare i giri di concerti e al tempo stesso portare a conclusione il progetto Tras las Huellas de Mangoré. Come ogni anno, sono in cantiere anche le iniziative sociali con il giro che realizzo per i collegi del Paraguay, che in quattro anni ha già coinvolto 19mila giovani e che in questo 2013 è alla sua quinta edizione. Raggiungeremo altri 5mila giovani quest’anno. È un’attività costante, diversa e tra l’altro bellissima.  Mi sento grata alla vita del poter fare musica. Non c’è niente di più bello!