​PROFESSIONISTI DELLA CHITARRA - di Adriana Tessier, 2005


Otto chitarristi noti in tutto il mondo, provenienti da culture ed esperienze diversissime, rispondono a quattro semplici domande, offrendo parte della loro esperienza e rivelando con essenzialità e amore il proprio sentire e pensare sulla musica e la vita.
In ognuno di loro grande spirito artistico e generosità comunicativa;  in ogni risposta suggerimenti preziosi da applicare o su cui riflettere, di cui prendere atto o da cui trarre spunto. Piccoli-grandi doni per la mente e il cuore, da personalizzare e di cui far tesoro.
 
LE QUATTRO DOMANDE:
 
1 - Quali sono i tuoi esercizi per la mano sinistra?
2 - Quali sono i tuoi esercizi per la mano destra?
3 - Quali consigli daresti a un giovane musicista per migliorarsi?
4 - Un tuo pensiero sulla musica...

Antigoni Goni  
ANTIGONI GONI
 
1) Legati ed esercizi di estensione tratti da “Ricardo Iznaola's Kitharologus”
2) Arpeggi op 130 di Mauro Giuliani
3) Disciplina, dedizione, curiosità, costanza e voglia di rischiare.
4) Senza musica il mondo sarebbe molto meno colorato, molto più aggressivo, frustrato e noioso. Avere l’opportunità di essere coinvolti nella musica è un dono da ritenersi prezioso.

Ernesto Bitetti  
ERNESTO BITETTI
 
Da quando suono ad un livello professionale non faccio esercizi specifici ma solo quelli applicati ai passaggi dei brani che preparo. Questo, però, è ciò che suggerisco ai miei allievi:
1) Villalobos Studi  No. 2-3-4-6-10. 
2) Bach: Presto dalla Sonata no. 1 BWV 1001;  Leo Brouwer:  El Decameron Negro;  Roland Dyens: Libra Sonatine
3) Coltivarsi il più possibile, essere preparati come musicisti solidi nel vero senso della parola.
4) Come musicista, sia nella veste attiva di interprete che passiva di ascoltatore, guardo sempre verso il fine del fatto musicale:  l'emozione, questa  indescrivibile arte della comunicazione delle anime, degli spiriti, che, in un momento, in un istante,  trasforma una frase nel più sublime dei messaggi.

Carlos Bonell  
CARLOS BONELL
 
1) Esercizio nella stessa posizione, con coppia di note legate usando ogni combinazione di dita:
1 2/  1 3/  1 4/  2 3/  2 4/  3 4/  4 3/  4 2/  4 1/  3 2/  3 1/  2 1/
 2) Sequenza di arpeggi di tre ottave: Mi minore - La minore - Si7 - Mi minore. Si comincia dal Mi della sesta corda.
3) Ascoltare diversi musicisti, non solo chitarristi, e cercare di capire come suonano. Decidere perché piace o non piace il loro modo di suonare.  
Aver cura dei dettagli, essere analitici e precisi. Cercare di imitare il suono che producono, come eseguono e come fraseggiano. Poi non bisogna far altro che dimenticare quanto ascoltato  e suonare secondo il proprio modo.
4) La musica ha una trama ma le note stesse non hanno alcuna parola. Talvolta la musica ha un significato, ma non lo si può spiegare. Altre volte la musica né ha un significato né può essere spiegata. La musica ha dei colori, alcune persone riescono a vederli. Alcune musiche hanno delle emozioni, ma queste sono difficili da definire. La musica colma i vuoti che le parole non sanno riempire. Il compositore e l'esecutore devono fare in modo che l'ascoltatore comprenda tutto ciò, dalla prima all'ultima nota.

Eva Fampas  
EVA FAMPAS
 
1 e 2 - Sono una chitarrista solista, il che significa che attualmente studio ogni giorno molte ore. Così dedico un po’ di tempo al riscaldamento facendo esercizi per entrambe le mani: scale, arpeggi, tremolo. Il mio esercizio preferito per più di dieci anni è stato “Requerdos de l’Alhambra” di  Francisco Tarrega (mano destra) !
Generalmente quando intendo suonare un pezzo e incontro una difficoltà in qualche punto, la isolo e ci lavoro come fosse un esercizio! 
Questo significa che la difficoltà diventerà il mio esercizio preferito finché riuscirò a superarla.
Come insegnante propongo per entrambe le mani esercizi e studi di  Pujol, Giuliani, Carcassi  e quelli di Brouwer e Villa-Lobos  per studenti di livello avanzato; se il problema persiste propongo esercizi individualizzati, mi piace scriverne!
3- Quasi tutto dipende da quanto vogliamo migliorare e se sappiamo cosa vogliamo fare con la musica. La performance musicale ha bisogno di dedizione e impegno. Ha bisogno di ore di pratica molto concentrata, self control e conoscenza, sicurezza tecnica, una buona connessione sentimentale con il lavoro che si sceglie di presentare. I miei consigli sono: duro lavoro, amore per la musica e la vita, amore per se stessi e per il pubblico, ascoltare il proprio cuore e usare la propria mente.
4) La musica è forse il miglior linguaggio per la comunicazione fra persone, differenti culture e civiltà. E’ parte della creatività e della conoscenza umana, è uno spazio pieno di emozioni, sensazioni e visioni del mondo. Per questo ho dedicato me stessa alla musica, alla chitarra. Mi dà l’opportunità di esprimere me stessa, l’eccitazione di sentire l’armonia dell’universo e scoprire nuovi mondi, di creare e mettermi in luce, di incontrare ed entrare in contatto con persone di tutto il mondo, di trarre piacere da cose interessanti e di collaborazioni musicali meravigliose per il bene dell’umanità e della vita.

Christopher Parkening  
CHRISTOPHER PARKENING
 
1-Lavorare su "Koyunbaba" di Carlo Domeniconi.
2- Lavorare sul "Concierto de Aranjuez" di Joaquin Rodrigo
3- Esercitarsi con diligenza e perseguire con impegno il merito personale piuttosto che il successo, basandosi sul potenziale donato da Dio. Il successo ed il merito sono spesso ideali in competizione.  Riuscire non significa necessariamente essere eccellenti ed essere eccellenti non significa necessariamente riuscire.    
Il successo è raggiungere o realizzare obiettivi culturali, che elevano la propria importanza nella società in cui si vive. 
Il merito è il perseguimento di qualità nel proprio lavoro e sforzo, che la cultura lo riconosca oppure no.  Ho chiesto una volta Segovia quante ore al giorno si esercitava.  Ha risposto: "Christopher, mi esercito  2 ore e ½ la  mattina e 2 ore ½ ogni pomeriggio”.  Ho pensato: "Se Segovia si esercita cinque ore ogni giorno, quanto più devo esercitarmi io?".  Il successo cerca lo status, il potere, il prestigio, la ricchezza ed il privilegio.  Il merito interiore cerca la soddisfazione di fare il proprio meglio. Il successo è esterno, quello che si fa rispetto ad altri. 
Il merito è quello che si fa rispetto al  proprio potenziale.  Per me, il successo cerca di piacere agli uomini, ma il merito cerca di piacere a Dio.  Il successo assegna le relative ricompense ad alcuni, ma è il sogno dei più.  Il merito è disponibile per tutti  ma è accettato soltanto da alcuni.  Il successo genera una fantasia e un brancolare compulsivo verso la pentola d’oro all'estremità dell'arcobaleno.  Il merito riconduce alla realtà con un ringraziamento profondo per la promessa di gioia che otterremo quando faremo del nostro meglio. Il merito coltiva i principi, il carattere e l'integrità.  Il successo può essere poco costoso e si possono prendere scorciatoie per ottenerlo. Per il merito si paga un prezzo intero, non è mai scontato.  Il merito costerà sempre tutto ma è la ricompensa ideale e più durevole. Cosa vi guida: il successo o il merito?
4- "Lo scopo finale e la ragione di tutta la musica non è che la gloria di Dio e il ristoro dello spirito”. S. Bach.

Henrique Pinto  
HENRIQUE PINTO
 
 1-Nel 1970 ho preso parte ad un corso tenuto da Josè Tomas a Santiago de Compostela, Spagna. Lì ho incontrato Balthazar Benitez, allievo di Abel Carlevaro, il quale suonava in un modo molto diverso.
Questa esperienza mi ha spinto ad unirmi al gruppo degli allievi di  Carlevaro in Uruguay e in quel momento mi sono reso conto dell’intero complesso dei movimenti che entra in funzione quando usiamo la mano sinistra. 
Per un risultato positivo suggerisco il III volume della tecnica di Abel Carlevaro perché lì è incluso tutto quanto è relativo alla mano sinistra.
2- La famosa posizione di Tarrega non è più adatta. Il movimento delle dita deve essere in direzione del centro della mano; le unghie devono essere del formato adatto e anche il pollice deve avere la sua.  Per la tecnica della mano destra suggerisco il libro di Mauro Giuliani, il  II volume della tecnica di Abel Carlevaro ed il mio libro "Tecnica della mano destra", pubblicato dalla Ricordi brasiliana. 
3- Trovare un buon insegnante, scegliere un repertorio adatto, ottenere una formazione musicale al suono e partecipare ad eventi chitarristici.
4- Ho avuto molti insegnanti e questa esperienza mi ha insegnato a realizzare cosa va bene e cosa non va.  Sono stato a contatto con molti chitarristi ed anche questo è stato molto importante.  Fra questi citerei Segovia, Bream, John Williams, Sergio ed Eduardo Abreu, David Russell ed i fratelli Assad.

Marco Tamayo  
MARCO TAMAYO
 
Penso non ci sia bisogno di fare esercizi,  l’importante è muovere le dita nel modo giusto e imparare i principi del suonare la chitarra. Ad ogni modo potrei suggerire il seguente esercizio per la mano sinistra:
1- Praticare i legati appoggiando.  Per esempio nel legato tra le dita 4 e 3 muovere il dito 4 fino ad appoggiarlo sulla corda  vicina e, molto importante, rilassare il dito  subito dopo e continuare facendo lo stessa sulle corde seguenti più alte o più basse. 
Al cambio di corda  il dito 3  resta sulla corda fino a che il dito 4 è andato sulla successiva. Questo è il principio di ogni legato e può essere praticato con tutte le combinazioni di dita dal primo al dodicesimo tasto. Poi si può decidere se eseguire il legato appoggiando o meno.
2- Per la mano destra è lo stesso, ci sono molti princìpi per il bilanciamento e la forza, che sono le cose realmente importanti. Un esercizio per imparare il movimento delle dita è:
Preparare una posizione della mano (la prima è: a sulla prima corda, m sulla seconda, i sulla terza, p sulla quarta);  quindi pizzicare con i (e poi proseguire anche con m e a ) fino al palmo e mantenere bene il dito indietro, rilassato ma lì. Il movimento di ogni dito della mano destra deve essere questo per imparare ad avere la percezione delle dita stesse. Poi si suonerà sempre con un movimento naturale ma con la sensazione di questo lungo passaggio delle dita sulle corde simile a quello dell’ archetto degli strumenti ad arco.
3- Il talento è qualcosa che nasce con ogni persona. Possiamo migliorare la nostra conoscenza prendendo un mucchio di idee leggendo le fonti originali, ascoltando buone registrazioni, e, molto importante, non dimenticando le nostre sensazioni  naturali.  Non sbaglieremo mai se porremo attenzione alle nostre sensazioni sulla musica e sulle mani. Non dovremmo fare qualcosa che ci urta o è faticoso e bisognerebbe cercare tutte le diteggiature possibili. Dovremmo conoscere tutto circa lo strumento, i passaggi e la musica che suoniamo..
4- Tutto quello che pensiamo o crediamo dentro di noi mentre ci esibiamo di fronte a qualcuno viene percepito nel momento stesso da un ascoltatore attento. Esiste una comunicazione molto forte nelle profondità del nostro inconscio ed è così che possiamo trasmettere agli altri amore, dolore, speranza e tristezza,  è così che anche il passaggio più difficile può essere offerto come se fosse  semplice.

Fabio Zanon  
FABIO ZANON
 
1)  Sono molti anni che non faccio esercizi, eccetto la musica che suono. Sento che la mano sinistra va meglio quando pratico musica polifonica come quella de “El Maestro” di Luys Milan
2) Mi piacciono gli esercizi di tecnica di Tarrega
3) Penso che abbiamo bisogno di equilibrio. Equilibrio tra fanatismo e mentalità aperta, tra routine e fantasia, tra tecnica ed estro artistico ed equilibrio tra conoscenza e innocenza.Forse dovremmo cercare di essere molto  rigorosi nella ricerca del tempo per sognare ogni giorno!
4) Ogni volta che ascolto o suono grande musica  mi meraviglio della capacità dell’essere umano di compiere il proprio glorioso destino quando la mente è in una condizione di elevazione.