EDUARDO GARRIDO LOPEZ
Note contemporanee
di Adriana Tessier - agosto 2010

Il tuo percorso artistico, come interprete e come compositore, è nettamente indirizzato verso un repertorio contemporaneo. A cosa è dovuta questa scelta?
In Spagna, nel periodo in cui ero studente, ho avuto due insegnanti fantastici (Gabriel Estarellas e José Miguel Martínez) che hanno esercitato una grande influenza su di me in questo senso, in quanto entrambi si sono dedicati alla musica del nostro tempo, uno come interprete e l'altro come compositore.
Sono cresciuto circondato da musica di tutti i tipi (classica, pop, folk, flamenco, latinoamericana, jazz, ecc ...), soprattutto grazie a mio padre, che è un grande melomane. In realtà lui è più di questo, perché ha studiato solfeggio e pianoforte con la madre, mia nonna. Per questo motivo, in casa mia l'atmosfera è sempre stata molto musicale, anche se nessuno era un musicista professionista.
 
Sono fermamente convinto che la chitarra sia uno degli strumenti "re" del XX e del XXI secolo, uno strumento che ha smesso di essere esclusivamente romantico per diventare col tempo sempre più poliedrico e assumere un carattere molto più astratto. Che ci piaccia o no, il nostro pensiero e la società in cui viviamo si riflettono nelle nostre azioni, per cui la musica è integrata in questo processo in modo completamente naturale, almeno nel mio caso.
 
La musica del passato presenta caratteristiche stilistiche molto nette, si può dire lo stesso di quella contemporanea?
Chiaramente ci sono opere contemporanee soggette a convenzioni di forma e di stile, del tutto rigorose sia nel linguaggio sia nei ricorsi espressivi (si pensi al serialismo integrale o alle musiche che attingono direttamente dal folklore), ma ci sono anche molte opere che non si rifanno a nessuno schema o forma predefiniti, che sono frutto solo della fantasia dell'autore, anche se a volte in modo quasi fortuito, e che trovano la loro coerenza stilistica in modo "spontaneo", come per esempio l'opera di Edgar Varese, Charles Ives, Maurice Ohana o Toru Takemitsu.

Penso che nel corso del Novecento, soprattutto nella seconda metà, l'attenzione sia stata rivolta molto meno alla"standardizzazione"di una serie di caratteri della musica e molto più all'accentuazione della capacità di astrazione, sebbene non si possa negare che nell'avanguardia e nel post-modernismo degli anni '60 e '70 siano esistite correnti stilistiche che hanno accomunato cliché (aleatorismo libero, minimalismo ecc...)

Queste caratteristiche di astrazione hanno, secondo te, un sufficiente potere comunicativo nei confronti del pubblico? La comunicazione può passare in secondo piano?
Questa è una domanda meravigliosa. Certo che hanno un grande potere comunicativo, sebbene creda anche che tra la musica del nostro tempo e il pubblico si sia instaurata una relazione molto complessa di amore-odio, dai tempi delle sinfonie di Mahler a oggi. Secondo il mio modo di intendere il fatto artistico, e rispondendo anche come semplice ascoltatore, ritengo che la comunicazione sia assolutamente imprescindibile affinché le idee acquisiscano un senso, qualsiasi esso sia.
Una musica (o un artista) che non vuole o non può comunicare, semplicemente, manca di utilità.
 
Per emozionarci e provare piacere dovremmo ascoltare una canzone dei Beatles come un quartetto d'archi di Beethoven o un Son Jarocho (musica popolare propria dello Stato di Veracruz, nel Golfo del Messico) interpretato da musicisti di strada. 
In definitiva, e per non rendere troppo lunga la risposta, credo che autori come Bartok, Schoenberg, Stravinskij o Berio troveranno sempre il loro posto specifico e ideale nella sensibilità di tutti gli ascoltatori coscienti della realtà che li circonda, che abbiano o no un'istruzione artistica previa.
 
 
Eduardo Garrido
foto di Oscar Lopez
 
Eduardo Garrido López è considerato uno dei compositori-chitarristi europei più completi della sua generazione. Le sue opere per chitarra godono di grande diffusione e sono eseguite in tutto il mondo.
 
 
Di lui ha detto il grande compositore portoricano Ernesto Cordero: "Oltre a distinguersi come interprete di chitarra, Eduardo Garrido è anche un grande studioso di questo strumento e del suo repertorio.  Attraverso una personale traiettoria, questo artista ha dimostrato una lodevole attenzione alla diffusione dell'opera dei suoi colleghi chitarristi e compositori.  Nella sua opera così come nella sua persona, è palpabile un discorso sonoro pieno di intensità e creatività".
Pensi che oggi, ascoltando musica contemporanea, l'ascoltatore trovi la stessa identificazione e la stessa aderenza che provava, per esempio, un ascoltatore dell'800 con la musica della sua epoca?
Mi sembra molto difficile rispondere obiettivamente a questa domanda, non possiamo tornare indietro ai secoli passati per constatare come il pubblico reagiva alla musica del suo tempo, anche se abbiamo documenti che lo attestano. Personalmente penso che il pubblico sia sempre stato molto diverso: tollerante-intollerante, conformista-anticonformista, romantico-razionale, ecc... Purtroppo, oggi c'è una grande (e pericolosa) povertà intellettuale, così  che a volte risulta difficile stabilire una relazione coerente tra il pubblico e chi crea.
 
Siamo pronti per apprezzare le opere classiche contemporanee?  Mi sembra che le innovazioni nella musica di più facile consumo siano meglio accolte dal pubblico...
Come dicevo prima, la capacità di apprezzamento e la sensibilità del pubblico sono state fortemente penalizzate dal gusto crescente per gli articoli "disponibili", propri di una società altamente consumistica. Esiste tutto un culto per la "copia" (di solito di scarsa qualità) e non verso l"originale". Eppure, penso che ci sia un pubblico intelligente, non necessariamente legato al mondo artistico, che comprende perfettamente ed empatizza con i grandi classici del secolo XX.
 
Trovi difficoltà, come interprete, nel presentare programmi di musica contemporanea? Che tipo di risposte ottieni da organizzatori e pubblico?
La mia esperienza è molto positiva, in generale, perché quando suono la mia musica o altra del nostro tempo, il pubblico la accoglie bene. Il problema viene a volte da parte degli organizzatori, che non vogliono rischiare e nelle programmazioni preferiscono perseguire una linea più "conservatrice". Leo Brouwer, per esempio, è stato direttore della Orchestra di Cordoba, in Spagna, per 10 anni, e ha programmato un sacco di musica moderna e contemporanea, in occasioni di ultra-avant-garde. Cordoba è una città molto provinciale e dai gusti piuttosto conservatori (io sono cresciuto lì), ma la maggior parte dei programmi ha avuto esito positivo, creando così una generazione, soprattutto di giovani, di buoni appassionati di musica contemporanea internazionale. Ciò dimostra che al pubblico si può anche insegnare ad ascoltare e a essere selettivi.
Pensi che la musica contemporanea cammini avanti o parallelamente rispetto all'uomo di oggi?
Penso che la musica "cammini", perlomeno quella buona (che è tanta). Comunque, devo ammettere che, a mio modesto parere, ci sono musiche che non tengono affatto conto dell'evoluzione dell'uomo contemporaneo. Quando scrivo musica, cerco sempre di tener presente cosa accade nel mondo e la realtà che mi circonda. Mi è assolutamente impossibile astrarmi da questo.
 
Come compositore, come t'inserisci nel panorama musicale attuale?
Sono ben consapevole del fatto che ho una missione da compiere e cerco di portarla avanti il più onestamente possibile, soprattutto senza pretese assurde, solo cercando di ottenere il meglio, stabilendo un contatto "umano" con il pubblico. Il problema maggiore non proviene dalle mie opere perché i linguaggi che utilizzo non sono troppo radicali e perché do alla chitarra una voce intima e, fino a un certo punto, tradizionale. Fortunatamente, la chitarra è uno strumento che seduce quasi tutti, qualsiasi cosa suoni. Appartiene alla nostra cultura.    
                
In quello che hai scritto finora, riconosci un percorso coerente?
Questo è esattamente ciò che mi ha sempre preoccupato moltissimo poiché sono dell'opinione che in molte opere di compositori-chitarristi esista una certa incoerenza. Credo che da quando scrissi il mio primo pezzo, quasi venti anni fa, nella mia musica ci siano delle costanti che si ripetono ossessivamente, evolvendosi. Per esempio l'attenzione alla forma, la ricerca del massimo potere evocativo e sonoro dalla chitarra, l'esplorazione e l'integrazione di altri linguaggi e tecniche non propri della chitarra "classica", ecc. Credo fermamente nella diversità e nella sperimentazione, ma penso anche che nel momento in cui si compone musica per uno strumento tanto complesso quanto la chitarra si debba avere ben chiaro dove si vuole arrivare e con quali presupposti.
 
Quanta consapevolezza e quanto istinto ci sono in questo tuo cammino?
Anche questa domanda è interessantissima. Riconosco che nelle prime escursioni compositive, che risalgono agli anni della mia adolescenza, esisteva un ingrediente intuitivo molto poderoso, più del 70%, per quantificare. Questo è cambiato molto gradualmente col passare degli anni e in questo momento, in cui non ho (volutamente) quasi nessun riferimento "esclusivamente" chitarristico, il mio lavoro ha un legame molto maggiore con il ragionamento musicale astratto, anche se mi piace molto improvvisare e immaginare motivi direttamente sulla chitarra, quelli che, a volte, incorp oro nelle mie composizioni, pur dando loro un trattamento differente.
 
A cosa ti stai dedicando adesso?
In questo momento ho vari incarichi provenienti da diverse istituzioni in Messico e in altri paesi dell'America e dell'Europa, come la composizione di un Concerto per chitarra e orchestra per il FIG di Monterrey (Messico), uno dei migliori festival nel mondo dedicato alla chitarra classica; di un'opera concertante per clarinetto e chitarra, per il Festival "Andrés Segovia" di Madrid, più un brano per tre chitarre, che sarà presentato in anteprima da giovani chitarristi cubani e messicani nella prossima edizione del Festival di Musica Contemporanea dell'Avana, organizzato dall'UNEAC per ottobre-novembre di quest'anno. Mi sto dedicando completamente alla composizione, alle masterclass e ai miei corsi di repertorio e analisi di musica del ventesimo secolo, che tengo costantemente.
 
Quali sono le proiezioni future del tuo percorso compositivo?
Non è mai possibile conoscere la proiezione "reale" della propria opera, almeno per me, perché una volta che scrivo, mi svincolo quasi completamente dall'opera stessa e proseguo con un altro progetto... e così di volta in volta.
Come ho già detto, da qualche anno la chitarra ha smesso di essere il "centro assoluto" dei miei interessi musicali. Pertanto, senza mai pensare di abbandonare la composizione di opere per chitarra, la mia intenzione a medio termine è di scrivere musica per altri strumenti e, forse, di combinare la chitarra con la voce, la percussione e/o insiemi di strumenti eterogenei (come accade nel caso di alcuni compositori emblematici del secolo XX quali Crumb, Villa-Lobos, Maderna o Henze); di comporre musica per teatro e cinema (che m'incanta!) e, certamente, per chitarra con orchestra, ma senza ispirarmi al già molto saturo modello "segoviano", tipo Aranjuez.
 
Quando ti sposti in giro per il mondo per tenere concerti e masterclass hai già un'idea precisa di cosa dare e ricevere, artisticamente parlando?
Un'altra domanda meravigliosa! In realtà lascio un ampio margine all'improvvisazione, nel miglior senso della parola. Non amo avere idee preconcette su ciò che sto andando a suonare o a dire, o su come le persone possano reagire. Semplicemente studio e preparo al meglio il materiale che vado a esporre. Normalmente ottengo una risposta molto migliore dagli alunni quando, per esempio, dialogo con loro di musica come fossi un amico e non come un "maestro". Mi piace molto sorprendermi e relazionarmi a tu per tu con il mio pubblico.
 
Recentemente hai tenuto masterclass presso l'ISA, a Cuba. Che spirito hai trovato nelle nuove generazioni di chitarristi?
Nel caso specifico di Cuba, che è molto singolare, sono stato particolarmente sorpreso dal livello, non solo tecnico o di semplice comprensione della musica, dei giovani chitarristi dell'Isola, che possiedono un'intelligenza non comune per affrontare tutti i tipi di repertorio. Sono anche molto studiosi e disciplinati, cosa che manca un po' in Messico, sebbene anche qui abbiamo chitarristi meravigliosi. A questo proposito, devo dire che i loro insegnanti, come Esteban Campuzano, Rosa Matos e Martín Pedreira, sono straordinari, s'impegnano molto con loro. Delle nuove generazioni di concertisti cubani posso fare diversi nomi di grande talento, come Joe Ott, Ana Lilian Báez o Galy Martín, la figlia del fantastico compositore/chitarrista Eduardo Martín.
 
Pensi che le aspirazioni e le ambizioni siano proporzionali, in genere, alle difficoltà incontrate sul proprio cammino di musicisti?
A volte è molto difficile raggiungere determinati obiettivi, o semplicemente risultati, lungo la strada della musica da concerto. Stabilizzare una carriera internazionale in questo momento è un'utopia nel senso classico del termine, poiché c'è poco sostegno per potersi muovere e viaggiare.  Oggi  giorno è quasi impossibile (per l'aumento di download gratuiti su Internet) pubblicare opere su carta, perché è un investimento che gli editori non sanno se potranno recuperare con le vendite, che, e questa è una realtà evidente, sono sempre più scarse. Penso che Internet sia uno strumento fantastico, impensabile quando ero studente, ma questo non significa che si debba smettere di pubblicare opere o registrazioni in formati "fisici". Questo è un problema reale che deve essere affrontato. Comunque, rispondendo alla domanda, penso che le aspirazioni e /o le ambizioni siano sempre (e devono esserlo) davanti a risultati "reali" che si conseguono con il proprio lavoro di musicisti.
 
Quali sono i tuoi prossimi obiettivi a breve, medio e lungo termine?
Come dico sempre, il mio primo obiettivo è essenzialmente il poter continuare a vivere di musica, nonostante i molti sacrifici che questo comporta. Ciò che più m'interessa, in questo momento della mia carriera, è pubblicare le mie opere e anche registrarle in un CD insieme ad opere di altri grandi amici. Allo stesso tempo vorrei poter viaggiare in alcuni paesi del Nord Europa e mostrare il mio lavoro lì, come pure  in Oriente e in Oceania, dove ho colleghi che conosco la mia musica. Nell'aprile del 2011 viaggerò per il mio primo Tour in Brasile, un sogno che avevo da anni.
Ma soprattutto voglio continuare a condividere con pubblico e studenti di ogni tipo, e in qualsiasi luogo, le mie inquietudini e allo stesso tempo farli partecipi della mia singolare storia d'amore con la chitarra...